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Selvaggia, appena arrivata a casa guardò l'ora. Erano le quattro del mattino. Prese il cellulare dalla borsetta e velocemente digitò sui tasti quella poesia che conosceva a memoria per aver letto e scritto molteplici volte sulle pagine del suo diario. Dopo aver inviato il messaggio al suo Oceano, si diresse verso il bagno spogliandosi lungo il corridoio e lasciando cadere uno ad uno a terra i suoi abiti, quasi a tracciare il percorso che l'avrebbe di nuovo ricondotta al suo letto. Sorrise al pensiero che solo poche ore prima lo aveva fatto davanti ai suoi occhi. Un leggero rossore colorì le sue gote ripensando a come, priva di controllo, aveva accettato di farsi bendare con la cravatta che Oceano aveva indossato al mattino per andare a lavorare nel suo studio. Aprì i rubinetti della vasca e si lasciò andare immergendosi nell'acqua bollente e facendosi avvolgere dalle morbide e volatili bolle di sapone. Sentì spandersi nell'aria la fragranza del bagnoschiuma che tanto le ricordava quella del profumo della cravatta che, poche ore prima, le aveva impedito di vedere ciò che accadeva. Quella benda, improvvisata per gioco, aveva avuto il merito di esaltare il suo olfatto. Ripercorse quelle scene, e le sembrò ancora di sentire le mani e le bocche dei suoi cari e amati complici stordirla. Uscì dalla vasca togliendo il tappo così da far uscire l'acqua in un movimento rapido ed a spirale. Si avvolse in un telo di ciniglia bianco e ancora bagnata si distese sul letto. Era l'alba ormai e prima di addormentarsi, accese una sigaretta e guardò la sua immagine riflessa sul grande specchio appeso alla parete sopra la cassettiera. Scostò l'asciugamano per guardare il suo corpo nudo, voleva vedere ciò che loro avevano visto. L'adrenalina che circolava ancora fluida nelle sue vene le donava ribellione ed inquietudine. Prese di nuovo il telefono e compose il numero di Malaisia. Aveva voglia di sentirla per imprimere nei suoi ricordi quella serata e condividere il suo stato d'animo prima di richiudere ogni cosa nello scrigno dei segreti celati ad un mondo sordo alle sue grida.
I primi raggi del sole filtrarono dalle fessure della veneziana socchiusa. Oceano, ancora stordito, rivolse lo sguardo alla sveglia posta su un comodino di noce, accanto ad una piccola lampada, rivestita di carta grezza, comprata mesi fa in una nota catena svedese di arredamento. La luce rossa dei numeri era frastagliata. Oceano strizzò gli occhi per mettere bene a fuoco l'orario e vide che erano le sei meno dieci. C'era un silenzio surreale per un abitante di una qualsiasi città dei nostri giorni. Al posto di clacson e brusche frenate si sentiva il richiamo di piccoli uccelli notturni dediti a inseguirsi tra i rami degli alti pini. Il pensierò di Oceano tornò inevitabilmente alla sera prima. Allungò la mano nel letto per sentire il tepore delle lenzuola alla ricerca di corpi che non c'erano più. C'era uno strano senso di vuoto nell'aria. Le voci, i profumi e i sapori incorporati nei tessuti ed espansi nell'etere si erano inevitabilmente rarefatti. Non c'era traccia del vissuto e di quanto provato. Rimase steso sul letto, con la bocca impastata a causa della ricca libagione e un senso di vertigine e instabilità dovuto al nettare di uva bianca coltivata e spremuta con dovizia. La mente confusa proiettava flashback sulle bianche pareti della stanza. Con difficoltà Oceano cercava di comporre per poi scomporre di nuovo le immagini. Provava un gusto effimero nell'analizzarle e sviscerarle fino a coglierne le sfumature più impalpabili. Incomprensibilmente, più si avvicinava al loro reale significato, e più gli sembravano lontane. Gesti semplici e naturali, visti con attenzione, potevano diventare arabeschi senza uscita né spiegazione. Oceano prese, in un gesto condizionato, il cellulare e lo accese come faceva ogni mattina, dipendente come era dalla tecnologia e dalla sua sorprendente capacità di azzerare distanze impensate ma anche capace di narcotizzarti fino ad assuefarti. Il display si illuminò ad intermittenza segnalando la presenza di un messaggio. Era stato inviato alle quattro del mattino da Selvaggia, probabilmente appena arrivata a casa, e riprendeva un passo di baudelaire goduto insieme poche ore prima: "Avremo letti pieni di profumi leggeri, divani profondi come tombe e sulle mensole strani fiori dischiusi per noi sotto cieli più belli.Usando estremi ardori, i nostri cuori saranno due grandi fiaccole, che rifletteranno le loro doppie luci nei nostri spiriti, specchi gemelli."
Selvaggia e Malaisia amavano il buon vino e, nelle serate trascorse insieme, era una immancabile presenza. Per tale motivo erano immuni dalla frivolezza che, sorso dopo sorso, le donavano le bollicine. Erano però abili nel prendere l'ebrezza come giustificazione delle loro lascive tentazioni. Godevano nel provocare Oceano pungolandolo nelle sue debolezze. La sporadica, ma datata, frequentazione le aveva infatti portate a conoscere i suoi comportamenti ed assecondare i suoi desideri, con una punta di sadico piacere, quando lui più non ci sperava. Come una lenta tortura, goccia dopo goccia, le tensioni si scioglievano nel cuore della notte e sfociavano nel peccato. Selvaggia prese il libro e lo portò con sè. Si sedette sulla poltrona vicina al camino per ricevere tepore dal fuoco scoppiettante ed asciugare i capelli ancora bagnati dalla pioggia. Iniziò a leggere ad alta voce il testo originale della poesia scritto in francese. La sua pronuncia era perfetta. Aveva una naturale predisposizione per le lingue e andava spesso per lavoro nelle metropoli di mezza europa. Malaisia al contrario aveva una forte avversione a tutto ciò che proveniva dall'estero. Era la classica persona legata indissolubilmente alla propria terra e mai l'avrebbe tradita per un'altra. Selvaggia lo sapeva e con un pizzico di presunzione, e un leggero sorriso sulle labbra, leggeva dei versi per l'amica incomprensibili. Indispettita Malaisia cercò di strapparle il libro dalle mani chiedendole di leggere la traduzione e smetterla di fare la stronza. Proprio in quel momento ad Oceano balenò una idea e gli occhi gli si illuminarono come ad un bambino. Propose alle due amiche di fare un gioco. Andò in cucina, prese un pennello da cucina e della cioccolata fondente liquida nata per guarnire dolci e frutta di stagione. Si mise a sedere a terra, su dei cuscini quadrati, davanti al fuoco. versò la cioccolata in una coppa di vetro sottile e chiese a Malaisia di sedersi di schiena davanti a lui. Lei si avvicinò e le chiese cosa avesse in mente. Lui, risoluto e divertito, gli rispose che, siccome era incapace di cogliere la bellezza delle parole lette da Selvaggia, lui le avrebbe tradotte per lei, scrivendole sulla sua schiena con la cioccolata fusa. Questo le avrebbe permesso di sentire sulla pelle profumi e sapori di versi maledetti.
Un sentito ringraziamento a Goccia di rugiada per il premio assegnatomi:
Assegno a mia volta il premio a: Poison Secret love Occhi d'aprile Regolamento 1. scegliere un massimo di 3 blog, siti e forum che si considerano meritevoli di tale premio per contenuti, multimedia, innovazioni e grafica a prescindere dalla nazionalità. 2. ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui che l'ha premiato 3. ogni premio assegnato deve avere il nome dell'autore e anche il collegamento al suo blog, in modo che tutti possano visitarlo 4. il premiato deve mostrare il collegamento al blog Massimo&India dove nasce l'iniziativa 5. pubblicare le regole. Il viaggio in auto sembrava interminabile tanta era la voglia di varcare la soglia di casa e staccare ogni contatto con il mondo esterno. Il tergicristallo, con i suoi movimenti alternati, teneva pulito il parabrezza, dalla pioggia che non cessava di scendere dal cielo. A sottofondo una melodia elettronica, di atmosfera, come solo i Depeche Mode negli anni ottanta riuscivano a comporre. La strada poco trafficata permetteva una guida rilassata. Selvaggia era assorta nei suoi pensieri mentre Malaisia affabulava piacevolmente sulla restante parte della serata. Arrivati alla casa scesero velocemente dall'auto, quasi con un gesto di liberazione, e si diressero verso il portone. L'aria era fresca, c'era un silenzio surreale rotto soltanto dal rumore delle fronde dei pini scosse dal vento. Le due amiche erano molto incuriosite dal quel luogo ameno e misterioso di cui tanto avevano sentito parlare ma che mai avevano visitato di persona. Si chiedevano se tutto sarebbe stato come se lo erano raffigurato o al contrario le avrebbe sorprese. In casa era buio. In quel momento Oceano, troppo preso a decifrare i pensieri delle sue complici amiche, capì di essersi dimenticato di scendere nel sottoscala ad accendere i contatori della luce. Selvaggia da viziosa fumatrice prese l'accendino dalla borsa e illuminò la sala mostrando le bianche pareti tappezzate di quadri. La brace ancora viva nel camino era sintomo di una presenza recente e furtiva. I tre si accomodarono sulle poltrone disposte a semicerchio davanti al focolare. Oceano cercò da subito di alimentarlo con legna secca e fogli di giornale. Sul pavimento Malaisia vide un libro di poesie che non tardò a prendere per appagare la sua curiosità. Quel vecchio libro aveva le pagine sottolineate con una matita blu. Racchiudeva brani di poeti maledetti vissuti con intensa dissolutezza e lussuria, senza il rispetto di alcuna regola morale che non fosse dettata dal piacere materiale. Oceano, nel frattempo, versò, in bicchieri di cristallo, un amabile prosecco immancabile alleato in una notte sull'orlo della cupidigia.
Ho ricevuto questo premio da Occhi d'aprile a cui rinnovo i miei più sentiti ringraziamenti.
Assegno il premio ai seguenti weblog: Chiara Fr3derika Janara Nanà Nagisa Regole Al ricevimento del premio, scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi l'ha conferito mostrando il link del blog. Scegliere fino a sette blog che riescano a distinguersi per la brillantezza dei temi trattati o per il design utilizzato, esibendo il loro nome e il link del blog. Uscendo dalla caffetteria si accorsero che aveva cominciato a piovere. Quella pazza stagione, rispecchiava in pieno i vecchi detti popolari e, donava instabilità all'umore per i suoi repentini cambiamenti. Nessuno dei tre aveva con sé un ombrello e, per tale motivo, decisero di correre fino alla macchina. Il cielo si era oscurato e non sembrava più quello che avevano visto ore prima entrando nel locale. La corsa verso il parcheggio fu difficoltosa. Selvaggia indossava i tacchi, Malaisia una gonna stretta che le impediva bruschi cambi di direzione. Le strade del centro erano colme di barriere architettoniche create artificialmente dallo scarso senso civico dell'uomo. La pavimentazione sconnessa e scivolosa fatta di sanpietrini, le pozze nate dalla depressione naturale del terreno e soprattutto le auto parcheggiate ovunque in un perfetto caos organizzato impedivano un agile passaggio. Arrivati finalmente all'auto, Oceano, premendo il telecomando della apertura centralizzata, fece illuminare come lampi sotto la pioggia gli indicatori di direzione posti sugli specchietti. I tre erano più divertiti che arrabbiati dall'imprevisto. Scherzavano e, con sottili allusioni, ricordavano i loro precedenti incontri furtivi. Oceano notò come gli abiti bagnati si modellassero sui seni di Selvaggia rendendo ancora più accattivante e lussurioso il suo sguardo. Dopo una breve pausa, si misero a discutere sul posto dove poter proseguire la serata. Oceano nell'attesa reclinò il seggiolino così da poter sfruttare al meglio le dotazioni della sua auto e vedere, dal tetto apribile in parte trasparente, la pioggia battere copiosa e miscelare il suo sottile suono a quello corposo della voce di Selvaggia. Era troppo presto per rientrare e troppo rischioso addentrarsi in affollati locali cittadini pieni di occhi curiosi; così Malaisia finì con il proporre di dirigersi verso la costa dove Oceano aveva il suo rifugio naturale, celato da pini marittimi cresciuti a protezione dei suoi pensieri.
In una caffetteria, nel centro storico della capitale, si erano dati appuntamento Selvaggia ed Oceano. I muri spessi, fatti di pietra antica, erano tappezzati di fotografie scattate dal principale a personaggi famosi immortalati nel suo locale. Delle candele donavano chiarore e permettevano di parlare lontano da occhi indiscreti, mentre nella via principale, le persone con fare distratto, passeggiavano freneticamente come si sentissero in perenne ritardo. Il loro, era stato un appuntamento privo di programmazione. Oceano da tempo conosceva Selvaggia ma per una serie di vicissitudini i loro incontri erano sempre stati sporadici. Quella sera con suo stupore, Selvaggia si era presentata con una amica. Malaisia, a dispetto del suo nome, era una tipica donna mediterranea. Aveva un contagioso sorriso e una gran parlantina. Per il suo modo affabile ad Oceano sembrò di conoscerla da sempre, quando in realtà, fino a pochi minuti prima, ne ignorava l'esistenza. Quella sera Oceano non aveva molta voglia di parlare. Dopo una lunga settimana di grane al lavoro, avrebbe voluto perdersi negli occhi verdi di Selvaggia senza dover rispettare alcun cliché. Lei lo sapeva ma, amando le provocazioni, si divertiva a guardarlo con aria maliziosa cercando di distrarlo dai discorsi dell'amica. Malaisia a lungo descrisse la profonda amicizia che le legava. Una complicità radicata nel tempo che più di una volta le aveva portate a coprirsi a vicenda. Insieme avevano vissuto molte esperienze all'insaputa del mondo perbenista che le circondava. In un periodo pieno di etichette, loro amavamo ritagliarsi spazi franchi dove dare libero sfogo ad ogni sorta di desiderio e fantasia. Oceano era molto affascinato dalla naturalezza e gioia con cui le due donne vivevano le loro fughe. Percepiva la segretezza con cui custodivano la loro libertà e nell'aria poteva respirare fiducia contaminata da una miscela di caffè arabico. Le lancette dell'orologio sembravano essersi fermate. I riccioli avvolti a spirale di Selvaggia erano del colore del miele tanto da far desiderare ad Oceano di avvicinarsi per sentire la loro soffice consistenza tra le dita. Malaisia si era accorta della cosa dallo sguardo assorto con il quale Oceano furtivamente imprimeva nella sua mente immagini di Selvaggia. Avevano entrambe voglia di giocare, di bruciare gli attimi di quella notte fino a spengersi come una candela alle prime ore del mattino. Proprio in quel momento Malaisia si avvicinò a Selvaggia e le sussurrò in un orecchio parole che illuminarono i suoi occhi strappandole un cenno di assenzo. Oceano, imbarazzato dalla loro intesa, per un attimo si sentì come in balia di una mareggiata a cui non poteva resistere ma solo lasciarsi travolgere in attesa del sereno. Le tazzine oramai vuote e il primo minuto di silenzio, dopo lunghi racconti e sorrisi, decretavano il momento di alzarsi per continuare altrove la serata.
Arteypico da una bravissima e dolce Artista: Sognatrice d'amore E' un oscar che premia l'arte e la creatività. Ora è il mio turno. Premiare altri 5 creatori e artisti per la creatività, il design e la fantasia utilizzati: Bastet myeu Fleur Little Melinda Robba Lady B E' stata una scelta difficile, perchè molti sono gli Artisti che con la loro arte arricchiscono il web. Ma a loro, visti l'affetto e la stima, va la precedenza.. Visitate i loro mondi, non ve ne pentirete! C'è tantissima Bellezza e soprattutto ARTE! E come ogni premio che si rispetti ha il suo regolamento: Regole 1) Scegliere 5 blogs che si considerano meritevoli di tale premio per creatività, design, materiale particolare utilizzato e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua. 2) Ogni premio assegnato deve avere il nome dell'autore/autrice e anche il collegamento al blog di colui/colei che ha premiato, in modo tale che tutti possano visitarlo 3) Ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui/colei che ha premiato. 4) Il premiato deve mostrare il collegamento al blog ARTE Y PICO dove nasce l'iniziativa. 5) Pubblicare le regole.
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