|
|
Disteso su una verde coperta d'erba cullato dall'oblio del mio cielo ho visto una crisalide imperfetta sospesa ad un sottile filo sericeo bramare la sua completa metamorfosi per volare in alto assetata d'infinito. Ed io, anima tormentata dalla perfezione, sedotto da un giocoso refolo d'aria fresca, mi rispecchiavo nel suo istinto di libertà percorrendo con immaginazione strade capaci di accendere una fulgida fiamma in occhi contaminati dall'origine di sontuoso peccato. Questa domenica di luglio ricevo con piacere un nuovo premio da Occhi d'Aprile:
Lo consegno, augurando loro una felice giornata di mare e divertimento, a: Marisa Kimberly Lady B Da quella mattina Malaisia per molto tempo non sentì Selvaggia. Le loro vite, intessute a doppio filo, erano caratterizzate da alterni periodi. Passavano dal vedersi e sentirsi più volte al giorno, a perdersi di vista per mesi, senza che quel vuoto temporale mutasse minimamente la loro affinità. Fatti belli o tristi si susseguivano nella loro realtà ma niente e nessuno avrebbe minato la solida unione fatta di situazioni e intime confidenze. La stagione piovosa era terminata e con l'arrivo del bel tempo era giunto il momento di pianificare le vacanze. Ovviamente, ognuna di loro aveva quelle ufficiali da trascorrere con la propria famiglia. Però, una settimana in un albergo della riviera con al seguito suoceri, marito e figli non poteva certo considerarsi un momento di svago. Così una sera Selvaggia trovò al suo indirizzo di posta elettronica una e mail di Malaisia che le prospettava l'idea di un viaggio. Le raccontava che la ditta fornitrice dei prodotti per la sua attività l'aveva omaggiata di una vacanza della durata di una settimana a Bangkok. Il pacchetto comprendeva due posti spesati per il viaggio e l'albergo. Aveva informato anche Oceano e, dividendo per tre il costo di un biglietto, avrebbero potuto godersi una bella vacanza. Selvaggia ne fu da subito entusiasta. Amava molto viaggiare ed era la classica persona che dormiva con la valigia sotto il letto pronta per partire in qualunque momento. Al mattino Selvaggia si alzò di buon umore elettrizzata dalla novità e curiosa di visitare un luogo di cui molto aveva letto e visto nei film. L'oriente con il suo misticismo ed i forti contrasti da sempre l'aveva affascinata. Era una donna profondamente curiosa che non si limitava mai all'apparenza nelle cose. Quando viaggiava cercava sempre di respirare la cultura e capire il pensiero delle persone del luogo, evitando accuratamente di fare la classica vacanza da occidentale condita da Mc Donald's e villaggi turistici. La sera fece mente locale per non dimenticarsi niente. Mise in borsa la sua digitale, fedele compagna di molte avventure, e un libro sulla thailandia comprato il giorno stesso alla libreria Nazionale sotto i portici. L'appuntamento con Malaisia e Oceano era fissato per le 9 del mattino seguente all'ingresso del duty free dell'aeroporto.
Il cellulare di una famosa casa produttrice americana trillava con una suoneria simile a quella dei vecchi telefoni neri di bachelite. Era uno dei tipici e involontari gesti di ricerca nel passato delle proprie radici, in un mondo sempre più globale e proiettato al domani. Malaisia cercava confusamente il telefono domandandosi chi fosse stato a chiamarla a quell'ora. Quando riuscì ad afferrarlo, in fondo alla tasca della giacca, vide sul display lampeggiare il nome di Selvaggia. Si domandò, con aria interrogativa e assonnata, il motivo per cui la cercava dopo poche ore che si erano lasciate. Rispondendo sentì la sua calda e roca voce sognante. Selvaggia aveva un modo naturale di parlare al telefono molto seducente. La sua tonalità bassa, dovuta sia alle sigarette sia ai suoi frequenti stravizi, le donava un alone irresistibile dietro l'apparecchio a cui non potevi fare a meno di prestare attenzione. Le chiese come stava e se anche lei stentava a prendere sonno inebriata dagli eventi. Insieme ripercorsero quei momenti e si rallegrarono compiaciute della loro ennesima trasgressione. Malaisia era sposata da nove anni. Il suo matrimonio era stato più un atto d'amore verso il figlio, che aveva scoperto di attendere dopo un anno di fidanzamento, che non verso il padre. Il marito era un uomo molto quadrato che non amava nessun tipo di follia. Le dava serenità e sicurezza ma al tempo stesso le soffocava il lato ribelle e creativo che le era proprio. Per senso di responsabilità non aveva mai avuto la forza di chiudere il suo matrimonio e cominciare una nuova vita. Era convinta che avrebbe dato un dispiacere troppo grande al figlio. Inoltre, la piccola realtà in cui viveva e la pressione della nuova famiglia allargata, a cui suo malgrado si era trovata costretta a rispondere, le impediva di decidere pensando solo al proprio bene. Per questo motivo, alimentata dalla cupidigia di Selvaggia si concesse delle deviazioni celate al mondo. Selvaggia riusciva a coinvolgerla più di ogni altra persona riuscendo a percepire le sue necessità e desideri. Spesso si stupiva della loro forte intesa, davvero rara tra persone dello stesso sesso. La fiducia la portava a confidarsi totalmente e fare in sua presenza qualunque cosa come se fosse davanti ad uno specchio capace di riflettere la sua vanità e le curve distorte di un animo insoddisfatto.
Selvaggia, appena arrivata a casa guardò l'ora. Erano le quattro del mattino. Prese il cellulare dalla borsetta e velocemente digitò sui tasti quella poesia che conosceva a memoria per aver letto e scritto molteplici volte sulle pagine del suo diario. Dopo aver inviato il messaggio al suo Oceano, si diresse verso il bagno spogliandosi lungo il corridoio e lasciando cadere uno ad uno a terra i suoi abiti, quasi a tracciare il percorso che l'avrebbe di nuovo ricondotta al suo letto. Sorrise al pensiero che solo poche ore prima lo aveva fatto davanti ai suoi occhi. Un leggero rossore colorì le sue gote ripensando a come, priva di controllo, aveva accettato di farsi bendare con la cravatta che Oceano aveva indossato al mattino per andare a lavorare nel suo studio. Aprì i rubinetti della vasca e si lasciò andare immergendosi nell'acqua bollente e facendosi avvolgere dalle morbide e volatili bolle di sapone. Sentì spandersi nell'aria la fragranza del bagnoschiuma che tanto le ricordava quella del profumo della cravatta che, poche ore prima, le aveva impedito di vedere ciò che accadeva. Quella benda, improvvisata per gioco, aveva avuto il merito di esaltare il suo olfatto. Ripercorse quelle scene, e le sembrò ancora di sentire le mani e le bocche dei suoi cari e amati complici stordirla. Uscì dalla vasca togliendo il tappo così da far uscire l'acqua in un movimento rapido ed a spirale. Si avvolse in un telo di ciniglia bianco e ancora bagnata si distese sul letto. Era l'alba ormai e prima di addormentarsi, accese una sigaretta e guardò la sua immagine riflessa sul grande specchio appeso alla parete sopra la cassettiera. Scostò l'asciugamano per guardare il suo corpo nudo, voleva vedere ciò che loro avevano visto. L'adrenalina che circolava ancora fluida nelle sue vene le donava ribellione ed inquietudine. Prese di nuovo il telefono e compose il numero di Malaisia. Aveva voglia di sentirla per imprimere nei suoi ricordi quella serata e condividere il suo stato d'animo prima di richiudere ogni cosa nello scrigno dei segreti celati ad un mondo sordo alle sue grida.
I primi raggi del sole filtrarono dalle fessure della veneziana socchiusa. Oceano, ancora stordito, rivolse lo sguardo alla sveglia posta su un comodino di noce, accanto ad una piccola lampada, rivestita di carta grezza, comprata mesi fa in una nota catena svedese di arredamento. La luce rossa dei numeri era frastagliata. Oceano strizzò gli occhi per mettere bene a fuoco l'orario e vide che erano le sei meno dieci. C'era un silenzio surreale per un abitante di una qualsiasi città dei nostri giorni. Al posto di clacson e brusche frenate si sentiva il richiamo di piccoli uccelli notturni dediti a inseguirsi tra i rami degli alti pini. Il pensierò di Oceano tornò inevitabilmente alla sera prima. Allungò la mano nel letto per sentire il tepore delle lenzuola alla ricerca di corpi che non c'erano più. C'era uno strano senso di vuoto nell'aria. Le voci, i profumi e i sapori incorporati nei tessuti ed espansi nell'etere si erano inevitabilmente rarefatti. Non c'era traccia del vissuto e di quanto provato. Rimase steso sul letto, con la bocca impastata a causa della ricca libagione e un senso di vertigine e instabilità dovuto al nettare di uva bianca coltivata e spremuta con dovizia. La mente confusa proiettava flashback sulle bianche pareti della stanza. Con difficoltà Oceano cercava di comporre per poi scomporre di nuovo le immagini. Provava un gusto effimero nell'analizzarle e sviscerarle fino a coglierne le sfumature più impalpabili. Incomprensibilmente, più si avvicinava al loro reale significato, e più gli sembravano lontane. Gesti semplici e naturali, visti con attenzione, potevano diventare arabeschi senza uscita né spiegazione. Oceano prese, in un gesto condizionato, il cellulare e lo accese come faceva ogni mattina, dipendente come era dalla tecnologia e dalla sua sorprendente capacità di azzerare distanze impensate ma anche capace di narcotizzarti fino ad assuefarti. Il display si illuminò ad intermittenza segnalando la presenza di un messaggio. Era stato inviato alle quattro del mattino da Selvaggia, probabilmente appena arrivata a casa, e riprendeva un passo di baudelaire goduto insieme poche ore prima: "Avremo letti pieni di profumi leggeri, divani profondi come tombe e sulle mensole strani fiori dischiusi per noi sotto cieli più belli.Usando estremi ardori, i nostri cuori saranno due grandi fiaccole, che rifletteranno le loro doppie luci nei nostri spiriti, specchi gemelli."
Selvaggia e Malaisia amavano il buon vino e, nelle serate trascorse insieme, era una immancabile presenza. Per tale motivo erano immuni dalla frivolezza che, sorso dopo sorso, le donavano le bollicine. Erano però abili nel prendere l'ebrezza come giustificazione delle loro lascive tentazioni. Godevano nel provocare Oceano pungolandolo nelle sue debolezze. La sporadica, ma datata, frequentazione le aveva infatti portate a conoscere i suoi comportamenti ed assecondare i suoi desideri, con una punta di sadico piacere, quando lui più non ci sperava. Come una lenta tortura, goccia dopo goccia, le tensioni si scioglievano nel cuore della notte e sfociavano nel peccato. Selvaggia prese il libro e lo portò con sè. Si sedette sulla poltrona vicina al camino per ricevere tepore dal fuoco scoppiettante ed asciugare i capelli ancora bagnati dalla pioggia. Iniziò a leggere ad alta voce il testo originale della poesia scritto in francese. La sua pronuncia era perfetta. Aveva una naturale predisposizione per le lingue e andava spesso per lavoro nelle metropoli di mezza europa. Malaisia al contrario aveva una forte avversione a tutto ciò che proveniva dall'estero. Era la classica persona legata indissolubilmente alla propria terra e mai l'avrebbe tradita per un'altra. Selvaggia lo sapeva e con un pizzico di presunzione, e un leggero sorriso sulle labbra, leggeva dei versi per l'amica incomprensibili. Indispettita Malaisia cercò di strapparle il libro dalle mani chiedendole di leggere la traduzione e smetterla di fare la stronza. Proprio in quel momento ad Oceano balenò una idea e gli occhi gli si illuminarono come ad un bambino. Propose alle due amiche di fare un gioco. Andò in cucina, prese un pennello da cucina e della cioccolata fondente liquida nata per guarnire dolci e frutta di stagione. Si mise a sedere a terra, su dei cuscini quadrati, davanti al fuoco. versò la cioccolata in una coppa di vetro sottile e chiese a Malaisia di sedersi di schiena davanti a lui. Lei si avvicinò e le chiese cosa avesse in mente. Lui, risoluto e divertito, gli rispose che, siccome era incapace di cogliere la bellezza delle parole lette da Selvaggia, lui le avrebbe tradotte per lei, scrivendole sulla sua schiena con la cioccolata fusa. Questo le avrebbe permesso di sentire sulla pelle profumi e sapori di versi maledetti.
|
|
|
|